Questo prodotto cerca di bilanciare tre aspetti: la fattibilità economica, l’equità sociale e il buon stato ambientale. Non si tratta di una moda, bensì di una necessità
Si parla sempre più spesso di vino sostenibile e negli ultimi anni sono nate delle fiere dedicate proprio a questa tendenza (come Slow Wine Fair), tuttavia alcuni consumatori potrebbero avere ancora dei dubbi sulla natura del fenomeno. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza, così da permettere a tutti di fare degli acquisti sempre più consapevoli e in linea con i propri valori.
Il vino sostenibile è un prodotto che cerca di bilanciare tre aspetti fondamentali: la fattibilità economica, l’equità sociale e il buon stato ambientale. Questo concetto si applica all’intera catena di produzione e trasformazione del vino, dall’uva, utilizzabile per diverse tipologie di prodotti, fino ai superalcolici e ad altri derivati della vite. La sostenibilità nel vino non è solo una moda del momento, ma una necessità per garantire un futuro migliore per le prossime generazioni.
La prima domanda che ci si pone quando ci troviamo di fronte a una bottiglia di vino è: come posso sapere se questo vino è davvero sostenibile? La risposta risiede principalmente nell’etichetta. Pertanto è fondamentale imparare a leggere e interpretare le informazioni che essa contiene. Un vino sostenibile proviene da pratiche di viticoltura che mirano a preservare le risorse naturali per le generazioni future, adottando un approccio conservativo e rigenerativo.
La pratica della viticoltura integrata esiste dagli anni ’60 e consiste nella continua ricerca di nuovi metodi per ridurre l’impatto ambientale e promuovere la salute sia delle persone che dell’ecosistema. Si coltiva solo dove e quando è necessario, adattando le tecniche alle specifiche esigenze di ogni micro-zona vitivinicola. Ciò porta alla gestione non intensiva del suolo e alla promozione della biodiversità all’interno della vigna. Infatti, la presenza di una flora ricca favorisce il proliferare di organismi benefici, come i lombrichi, che contribuiscono a mantenere le radici delle viti sane e forti, contrastando i parassiti. Inoltre, nella produzione del vino sostenibile si punta molto sull’alimentazione delle vigne tramite energie rinnovabili e sistemi di risparmio energetico, come la raccolta e il riciclo dell’acqua piovana
La tipologia di cantina ha un impatto notevole sulla sostenibilità del vino. Le cantine interrate, ad esempio, possono garantire un risparmio energetico che sfiora il 70% rispetto a quelle situate in superficie. Oltre agli aspetti ambientali, è importante sottolineare che un vino “pulito” non può prescindere da un giusto ed equo riconoscimento del lavoro delle persone coinvolte in tutte le fasi della produzione.
Anche il packaging gioca un ruolo importante. I consumatori sono sempre più consapevoli del suo impatto ambientale, pertanto i produttori devono cercare di renderlo sostenibile puntando su pratiche come il vuoto a rendere (per ridurre i rifiuti e promuovere l’economia circolare), la riduzione dello spessore del vetro (in alternativa si possono usare anche il cartone o le lattine) e l’uso di tappi realizzati con polimeri vegetali (anche se pure il sughero rappresenta già una scelta amica dell’ambiente).
Infine, è fondamentale prestare attenzione alle certificazioni di sostenibilità. In Italia, esistono due principali certificazioni ambientali: Viva ed Equalitas. Queste sono destinate alle aziende vitivinicole che desiderano adottare un sistema di gestione che tenga conto della sostenibilità in tutte le fasi di produzione, dal vigneto alla cantina, fino alla commercializzazione del vino.
In alcune regioni, sono stati sviluppati standard specifici per aziende locali, come nel caso di SOStain in Sicilia, che promuove pratiche sostenibili specifiche per il contesto siciliano. Queste certificazioni non solo garantiscono la qualità del prodotto, ma offrono anche ai consumatori una guida chiara per riconoscere i vini che rispettano criteri di sostenibilità ambientale.
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