La direttiva UE stabilisce gli standard per la produzione e la commercializzazione di vini dealcolati nell’Unione Europea. Questa definisce “vino dealcolato” un prodotto con un tasso alcolico non superiore allo 0,5% vol.
Negli ultimi anni è cresciuta la tendenza dei vini dealcolati, un’alternativa per chi desidera gustare un buon vino ma vuole anche evitare il consumo di alcol. Questa tipologia di bevanda segue processi di produzione particolari grazie ai quali viene ridotta o eliminata del tutto la componente alcolica. Nonostante questo, i vini dealcolati conservano comunque gran parte delle caratteristiche organolettiche del vino tradizionale. Il consumo di vini dealcolati è più diffuso in Francia, Germania e Spagna.
È la direttiva UE a stabilire gli standard per la produzione e la commercializzazione di vini dealcolati nell’Unione Europea. Questa definisce “vino dealcolato” un prodotto con un tasso alcolico non superiore allo 0,5% vol., mentre il “vino parzialmente dealcolato” ha un tasso alcolico compreso tra 0,5% e 9%. La dealcolizzazione totale, come ricorda la stessa Oiv (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), è limitata ai prodotti senza denominazione di origine o indicazione geografica. Quella parziale è consentita, invece, per tutti i vini, i vini spumanti e i vini frizzanti gassificati.
Questo viene prodotto sottoponendo il vino classico a una procedura tramite cui viene sottratto etanolo, per abbassare il tenore alcolico a una soglia minima o pari a zero.
Esistono principalmente due procedimenti utilizzati per eliminare l’alcol dal vino:
Il processo di dealcolizzazione di un vino consiste nel sottrarre una parte o la quasi totalità dell’etanolo contenuto nei vini, secondo la definizione adottata dall’Oiv, l’Organizzazione internazionale della vite e del vino (Oeno 394A-2012).
Sul vino dealcolato esistono pareri discordanti. Joe Bastianich, ristoratore italo-americano, ha commentato: “Chiamatelo succo d’uva di ritorno“. Bastianich, che è anche produttore di vino in Sicilia e in Toscana ha dichiarato: “C’è chi metterebbe a repentaglio l’intima essenza del vino, sino a minarne la sua stessa definizione. Il nome trae in inganno. Forse sarebbe più corretto chiamarlo succo d’uva di ritorno“. “La bevanda risultante dalla dealcolazione si rivela piena di zuccheri, quelli aggiunti al termine del processo produttivo, insieme a una gamma variabile di aromi, per restituirgli un po’ del corpo volato via con lo spirito! Ma la medicina non insegna che lo zucchero fa male? Già… né sarebbe questa la sola controindicazione da citare in un ipotetico bugiardino allegato”, prosegue. “Resta da chiedersi perché tanta enfasi nel volere i vini dealcolati sul mercato, in fondo non ce l’ha ordinato il medico”, conclude.
I vini dealcolati rappresentano una valida alternativa alle classiche bevande analcoliche occasionali per chi non può o non vuole bere alcol.
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