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Trump e il vino italiano: un benefattore inatteso secondo Angelo Gaja

Il mondo del vino italiano sta vivendo un periodo di sfide e opportunità, e uno dei protagonisti di questa storia è senza dubbio Angelo Gaja, un nome che evoca immediatamente l’eccellenza vinicola delle Langhe. In un’intervista rilasciata al Foglio, Gaja ha condiviso la sua visione riguardo ai dazi imposti dall’amministrazione Trump, evidenziando un ottimismo sorprendente in un contesto che molti considerano problematico. Le sue parole risuonano come una ventata di aria fresca in un panorama spesso avvolto da preoccupazioni e lamentele.

L’ottimismo di Gaja sulla questione dazi

Gaja, produttore di spicco con una produzione annuale di circa trecentomila bottiglie, esporta circa l’80% della sua produzione, con una fetta significativa pari al 20-22% destinata al mercato statunitense. Nonostante le incertezze legate ai dazi, Gaja non si lascia sopraffare dal pessimismo. «Non sono così pessimista», afferma, sottolineando l’importanza di affrontare le sfide con determinazione e resilienza. La sua filosofia imprenditoriale si distingue per la capacità di affrontare le difficoltà senza lamentarsi, un approccio che riflette il carattere pragmatico tipico del suo Piemonte natale.

Il produttore non si limita a criticare la situazione, ma mette in luce la necessità di una maggiore capacità negoziale. Gaja utilizza un linguaggio colorito per descrivere la politica italiana, paragonando il ministro degli esteri Antonio Tajani a un vino di bassa qualità e il leader della Lega, Matteo Salvini, a un prodotto dealcolato, privo di carattere. Questa critica, sebbene pungente, è accompagnata da un invito all’azione: andare «armati» alle trattative non è la soluzione, e spetta agli imprenditori trovare vie alternative per prosperare.

Il precedente di Trump e il “culo” italiano

La storia recente dei dazi imposti da Trump offre un contesto interessante. Gaja ricorda come, durante la prima presidenza del tycoon, gli Stati Uniti abbiano imposto una tassa del 25% sui vini provenienti da Germania, Francia e Spagna per punire il consorzio Airbus. In questo scenario, l’Italia è stata fortunatamente esclusa da tali misure. «In pratica è stato un nostro benefattore», dice Gaja, con un sorriso che evidenzia la sua incredulità di fronte a una situazione che ha, in un certo senso, avvantaggiato il vino italiano. «Abbiamo avuto un culo della Madonna in questi anni!» è un’espressione che cattura l’essenza della sua riflessione: a volte, le circostanze possono sorridere, anche in un contesto di tensione commerciale.

Le nuove rotte del vino italiano

Gaja non si ferma alla mera analisi della situazione attuale; guarda già oltre, verso il futuro. Parla di nuove rotte per il vino italiano, con un occhio attento ai mercati emergenti. Ecco alcuni dei mercati da tenere d’occhio:

  1. Asia
  2. Africa
  3. Russia (nonostante le attuali difficoltà geopolitiche)

«C’è l’Asia. E sempre di più ci sarà anche l’Africa», afferma, sottolineando che il mondo del vino non è statico e che le opportunità possono arrivare da terre lontane. Anche se il contributo russo all’export è limitato, Gaja è ottimista: «Il nostro importatore russo mi ha detto che se ci sarà un cessate il fuoco, i consumi esploderanno. Lì la gente ha voglia di far festa».

Il potere della promozione

In un contesto così dinamico, Gaja sottolinea un elemento cruciale: la promozione. «Il vino piace, attrae, affonda le radici nella storia, nell’umanità, nel paesaggio, nella religione, nella tradizione», afferma con passione. Per il produttore, non basta produrre un vino di qualità; è fondamentale raccontarlo e promuoverlo in modo efficace. L’idea è quella di rimodulare il discorso attorno al vino italiano, raccontandone la storia e la tradizione in modo sempre più coinvolgente e autentico. Questo approccio non solo aiuterà a mantenere la fedeltà dei consumatori americani, ma potrebbe anche attrarne di nuovi, pronti ad apprezzare le sfumature uniche dei vini italiani.

Nel complesso, l’ottimismo di Gaja si basa su una visione a lungo termine. In un periodo in cui molti si sentono sopraffatti dalle incertezze, il produttore piemontese dimostra che affrontare le sfide con spirito imprenditoriale e una mentalità aperta può portare a risultati positivi. La sua fiducia nella capacità del vino italiano di farsi strada anche in mercati difficili è un messaggio importante per tutti gli operatori di questo settore. In un mondo in continua evoluzione, la resilienza e la capacità di adattamento rimangono le chiavi per il successo.

Redazione Vinamundi

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