Scopri l’anima vulcanica del vino a Lipari: la tenuta di Castellaro

Lipari, la più grande delle isole Eolie, è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Tra scogliere a picco sul mare e panorami mozzafiato, si trova la Tenuta di Castellaro, un’azienda vinicola che incarna l’essenza di un territorio unico al mondo. Fondata nel 2005 dalla famiglia Lentsch, originaria di Bergamo, la tenuta è diventata un punto di riferimento per la viticoltura eroica e la produzione di vini che raccontano la storia geologica e umana di queste isole.

La storia della Tenuta di Castellaro ha inizio con un incontro casuale e un sogno. Massimo Lentsch, velista appassionato, approda a Lipari nel 2000 e, colpito dalla bellezza dei luoghi, decide di esplorare l’entroterra. Durante una passeggiata a Quattropani, un altopiano che offre una vista spettacolare su Salina, Filicudi e Alicudi, scopre vigneti abbandonati vicino alle Cave di Caolino. Questa scoperta accende in lui l’idea di ridare vita a quei terreni e di produrre vini che rappresentassero autenticamente l’isola. L’incontro con l’enologo Salvo Foti, esperto in viticoltura su suoli vulcanici, segna l’inizio di un’avventura che sfida le difficoltà della natura ostile dell’isola. La determinazione di Lentsch trasforma così un sogno in una realtà vitivinicola consolidata.

Oggi, quei terreni abbandonati si sono trasformati in una cantina all’avanguardia che si estende su 24 ettari, di cui 22 vitati. La produzione annuale supera le 80.000 bottiglie, sotto la supervisione dell’enologo Emiliano Falsini, subentrato a Foti nel 2016. La Tenuta non è solo un’azienda vinicola, ma gestisce anche un wine resort e un parco geominerario delle Cave di Caolino, un’area ripulita e resa fruibile per la collettività, che offre l’opportunità di esplorare la ricchezza geologica dell’isola.

La valorizzazione del terroir di Lipari

La Tenuta di Castellaro è particolarmente attenta alla valorizzazione del terroir unico di Lipari. I suoli dell’isola, frutto di millenni di attività vulcanica, sono composti da pomici, ossidiane e ceneri vulcaniche, creando un substrato ricco di minerali e con una capacità drenante ideale per la coltivazione della vite. Questo terroir conferisce ai vini una marcata impronta territoriale. I vigneti sono disposti su terrazzamenti scavati nella roccia, sostenuti da muretti a secco, e le viti sono allevate ad alberello, una pratica tradizionale che garantisce resistenza ai venti salmastri e un equilibrio vegetativo ottimale.

La tenuta coltiva principalmente due vitigni autoctoni:

  1. Malvasia delle Lipari: un’uva bianca che caratterizza da secoli la produzione vinicola dell’arcipelago. I grappoli spargoli e gli acini piccoli sviluppano un elevato contenuto zuccherino, conferendo ai vini una straordinaria aromaticità con sentori di fiori bianchi, agrumi e note marine.

  2. Corinto nero: un vitigno a bacca nera di origine greca, raro e di difficile gestione agronomica, capace di conferire ai vini una profondità e una struttura unica.

Un’architettura vitivinicola innovativa

La cantina di Tenuta di Castellaro è un esempio virtuoso di architettura bioenergetica. Interrata e sviluppata su tre livelli, utilizza la gravità per i travasi, camini solari e una torre del vento per il controllo naturale della temperatura e dell’umidità, riducendo al minimo gli sprechi energetici. Le colonne della barricaia, ispirate al Chiostro Normanno di Lipari, raccontano la storia geologica dell’isola attraverso le stratificazioni rocciose.

I vini di Tenuta di Castellaro sono il risultato di un lavoro meticoloso in vigna e in cantina. “Sono freschi, eleganti, minerali – afferma Emiliano Falsini, consulente enologo della tenuta –, con una gradazione alcolica non eccessiva e una buona acidità e sapidità. In cantina scegliamo di essere poco interventisti nei vari passaggi produttivi e i vini raccontano la storia di Lipari attraverso caratteristiche organolettiche ben definite”.

Le espressioni vinicole della tenuta

Uno dei vini di punta è un blend di malvasia delle Lipari e carricante, fermentato in acciaio e barrique di terzo/quarto passaggio, affinato sulle fecce fini per circa sei mesi. Questo vino si presenta con un giallo paglierino luminoso e un bouquet raffinato di fiori gialli, agrumi e una delicata nota salmastra. Al palato offre freschezza e mineralità, con una sapidità che richiama la roccia vulcanica, mentre il finale è lungo e armonioso.

Un’altra espressione della malvasia è un vino in purezza che fermenta e macera sulle bucce per trenta giorni in un’anfora di cocciopesto, affinando per 10 mesi. Questo vino, di colore dorato brillante, sprigiona aromi intensi di albicocca, erbe aromatiche e spezie dolci, risultando avvolgente ed equilibrato al palato.

La Tenuta di Castellaro non si ferma qui. La sua gamma include anche vini rossi di grande carattere, come un’unione di corinto nero e nero d’Avola, e un corinto nero in purezza vinificato in un tank di rovere francese. Ogni vino racconta una storia, quella di un territorio ricco di storia e tradizioni, e di un impegno costante per la qualità e la sostenibilità. L’arte della vinificazione a Castellaro è una celebrazione della natura, della cultura e dell’innovazione, con un occhio sempre rivolto al futuro.

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