La minaccia dei dazi USA preoccupa l’Europa, ma quali sono gli altri paesi che hanno adottato una misura simile?
Negli ultimi anni, il mercato del vino italiano ha affrontato sfide senza precedenti, soprattutto a causa delle politiche commerciali aggressive degli Stati Uniti. L’inasprimento dei dazi annunciati dall’ex presidente Donald Trump ha sollevato preoccupazioni tra i produttori di vino italiano. Consorzi come quelli del Prosecco, del Nobile di Montepulciano e del Chianti hanno lanciato appelli per difendere il loro settore. Tuttavia, è fondamentale notare che gli Stati Uniti non sono l’unico mercato in cui i produttori di vino europei devono affrontare tariffe elevate. Esploriamo quindi la mappa globale dei Paesi con i dazi più elevati sul vino, evidenziando le politiche protezionistiche che potrebbero influenzare anche il nostro amato vino.
I Paesi europei fanno del vino il loro vanto, ma il valore di questo prodotto non è solamente simbolico. Il vino, infatti, viene esportato in tutto il mondo, e rappresenta uno dei mercati più redditizi per Paesi come Italia e Francia. Negli ultimi anni, però, le sfide legate alla sua vendita in giro per il mondo sono aumentate e, come ha fatto notare la rivista Drink Business, non sono solo gli Stati Uniti a minacciare l’export di questo genere. Vediamo quali sono gli altri Paesi che hanno adottato dazi nei confronti dei vini europei.
Nel 2023, la Russia ha deciso di aumentare il dazio sui vini importati dai Paesi considerati “ostili”, portando la tariffa dal 12,5% al 20%. Questa decisione è stata motivata come risposta alle sanzioni imposte dalla comunità occidentale. Tuttavia, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente, poiché le autorità russe hanno minacciato di introdurre una tariffa protettiva del 200%, escludendo di fatto il vino europeo dal mercato russo. I vini provenienti da Paesi “amici”, come il Cile, l’Armenia e il Sudafrica, continuano a godere di condizioni più favorevoli, con tariffe ridotte o addirittura esenti da dazi. Questo scenario mette in evidenza come le politiche commerciali siano spesso influenzate da considerazioni geopolitiche.
Il Brasile si presenta come un altro Paese con una tariffa significativa del 27% sul vino importato. Nonostante ciò, il mercato del vino in Brasile continua a espandersi, con una crescente domanda di vini stranieri. Tuttavia, i consumatori brasiliani devono affrontare prezzi finali elevati a causa di ulteriori imposte statali e federali che gravano sui prodotti importati. Questo contesto rappresenta una sfida sia per i produttori italiani che per i consumatori, rendendo il vino straniero un bene di lusso.
L’Indonesia si distingue come uno dei Paesi più restrittivi, imponendo un dazio del 90% su tutte le categorie di vino. Questo, unito alle accise e all’IVA, rende il prezzo al dettaglio proibitivo per i consumatori. In India, nonostante siano in corso negoziati di libero scambio con l’UE e il Regno Unito, permane un dazio del 150% che si somma a ulteriori imposte locali. La situazione rende l’India uno dei mercati più complicati per le esportazioni di vino, limitando le opportunità per i produttori europei.
Tra i Paesi con tariffe straordinarie, l’Iraq si distingue per un dazio del 200% su tutte le bevande alcoliche. La Malesia, d’altra parte, applica una tassa che può arrivare fino al 250% sul vino importato, rendendo di fatto impossibile l’accesso a questo mercato per molti produttori. Tuttavia, è l’Egitto a detenere il primato mondiale: con tariffe del 1.800% sul vino fermo e del 3.000% sul vino spumante, le restrizioni imposte limitano drasticamente le importazioni di vino straniero. Solo nel settore turistico si applica un dazio “relativamente” più basso del 300%. Questo scenario evidenzia come le barriere commerciali possano influenzare le dinamiche di mercato e le opportunità per i produttori di vino a livello globale.
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