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Michelangelo Alagna e Anàbasis: un viaggio sensoriale attraverso il vino

Nel cuore della storica città di Marsala, in Sicilia, si sviluppa un progetto enologico che si distingue per la sua originalità e il suo approccio radicale alla produzione di vino: Anàbasis, firmato da Michelangelo Alagna. Questo giovane enologo ha scelto di abbracciare la via della unicità come cifra stilistica, dando vita a vini che non solo raccontano il territorio, ma anche le emozioni e le storie personali che si celano dietro ogni bottiglia.

“Il vino, per me, nasce dall’esigenza di comunicare un’emozione”, spiega Alagna. “Tutto inizia da un’idea, da un profumo o un’immagine mentale che voglio concretizzare in bottiglia. Nulla è lasciato al caso: solo quando il risultato coincide con ciò che voglio trasmettere, mi sento davvero soddisfatto”. Questa filosofia produttiva, che potremmo definire “mentale”, si traduce in un approccio che va oltre la mera tecnica, rendendo ogni etichetta il culmine di un viaggio sensoriale unico.

Un’evoluzione continua, nel segno della purezza

Il progetto Anàbasis è nato con una chiara vocazione: dare voce al territorio siciliano attraverso una lettura personale e non omologata. La visione di Alagna si è ulteriormente affinata nel tempo: “Se all’inizio il mio obiettivo era produrre vini particolari, oggi voglio che siano unici. Diversi da qualsiasi altro prodotto in commercio”. Questo desiderio di unicità si riflette in un’idea di purezza radicale, dove l’approccio è non invasivo e l’uso delle tecnologie e delle biotecnologie è limitato al minimo indispensabile. Alagna sottolinea l’importanza di mantenere intatta l’identità del vino, lasciando che sia l’uva a esprimersi secondo la propria naturale evoluzione.

Tale metodo produttivo richiede una profonda sensibilità e un’esperienza consolidata da anni di lavoro nel settore. Alagna ha affinato le sue abilità, non solo come enologo, ma anche come narratore di storie legate al vino, rendendo la sua produzione un’esperienza artigianale e altamente personale.

Solo vitigni autoctoni

Nel vigneto di Anàbasis, Alagna ha scelto di coltivare esclusivamente varietà autoctone siciliane, tra cui:

  1. Grillo
  2. Catarratto
  3. Zibibbo
  4. Nero d’Avola
  5. Frappato

“Credo che ogni territorio debba raccontarsi attraverso le sue uve originarie”, afferma. In particolare, il Grillo, così legato a Marsala, rappresenta per Alagna la varietà più emblematica: “È un vitigno che i nostri nonni coltivavano da secoli, e che oggi cerco di reinterpretare con una lettura personale”.

Questa scelta non è solo una questione di ritorno alle origini, ma anche un modo per valorizzare il patrimonio vitivinicolo siciliano, spesso trascurato in favore di varietà più commerciali. Alagna si impegna a far emergere l’autenticità di questi vitigni, contribuendo così a preservare la cultura vinicola della sua terra.

Il futuro di Anàbasis e della viticoltura siciliana

Guardando al futuro, Alagna distingue chiaramente tra il destino di Anàbasis e quello del comparto vitivinicolo regionale. “Anàbasis seguirà un percorso di crescita lenta ma costante. Ho conquistato una piccola fetta di mercato che mi interessa davvero, e voglio coltivarla”. Tuttavia, il panorama della viticoltura siciliana è più complesso. “Ci troviamo in un momento difficile. Ai problemi climatici si aggiunge una diminuzione dei consumi. La sfida sarà produrre meno, ma valorizzare di più ciò che si produce”, afferma.

Questo cambio di paradigma, secondo Alagna, è necessario per preservare il valore autentico del vino siciliano. La qualità deve diventare la priorità, piuttosto che la quantità, affinché il vino dell’isola possa continuare a brillare nel panorama internazionale. Con il suo approccio innovativo e la sua dedizione, Michelangelo Alagna rappresenta una nuova generazione di produttori che guarda al futuro con speranza e determinazione, contribuendo a scrivere un nuovo capitolo nella storia vitivinicola della Sicilia.

Redazione Vinamundi

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