L’introduzione dei dazi del 20% sui prodotti agroalimentari e sul vino dall’Unione Europea, annunciati dall’amministrazione Trump, ha generato forti preoccupazioni nel mondo del vino e dell’agroalimentare italiano. Questa misura, descritta dal presidente americano come una sorta di “nuova dichiarazione di indipendenza economica”, colpisce in modo particolare l’Italia, il cui export verso gli Stati Uniti nel 2024 è previsto toccare i 7,8 miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi solo per il settore vinicolo. Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato per i vini italiani, rendendo questa situazione particolarmente critica.
Le organizzazioni di categoria, come l’Unione Italiana Vini (Uiv), hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto economico che i dazi potrebbero avere. Lamberto Frescobaldi, presidente di Uiv, ha dichiarato che il mercato potrebbe perdere circa 323 milioni di euro all’anno, costringendo molte aziende a riconsiderare la loro presenza sul mercato americano. Frescobaldi ha sottolineato l’importanza di un accordo tra le aziende italiane e i distributori americani per evitare di scaricare l’onere dei dazi sui consumatori, suggerendo che un’azione collettiva potrebbe mitigare le perdite.
Un’analisi dell’Osservatorio Uiv ha rivelato che ben il 76% delle 480 milioni di bottiglie di vino italiano spedite negli Stati Uniti lo scorso anno potrebbe trovarsi in una “zona rossa” di esposizione ai dazi. Le varietà più vulnerabili includono:
Queste varietà presentano percentuali di esposizione superiori al 20%, rappresentando un rischio significativo per l’intero settore vinicolo italiano.
La Federvini, rappresentata da Micaela Pallini, ha espresso forte rammarico per la decisione statunitense, sottolineando che i dazi danneggeranno gravemente il commercio transatlantico e la competitività delle aziende italiane. Con oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti, il settore vinicolo e agroalimentare rischia di subire un duro colpo. Pallini ha avvertito che l’aumento dei prezzi non si limiterà ai dazi, ma si estenderà a tutta la catena commerciale, colpendo anche i consumatori americani.
In un contesto di crescente preoccupazione, Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagripesca, ha sottolineato la necessità di un’azione immediata da parte delle istituzioni politiche e della diplomazia europea. Ha invitato a non ridurre il potenziale produttivo per proteggere il patrimonio vitivinicolo italiano, affermando che la soluzione non può essere produrre di meno, ma piuttosto investire in promozione e cercare nuovi mercati.
Coldiretti ha stimato che il costo dei dazi ricadrebbe sui consumatori americani, con un impatto significativo sulle vendite e un potenziale aumento del fenomeno dell’Italian Sounding, che minaccia l’autenticità dei prodotti italiani. Il rischio di perdere quote di mercato e posizionamento sugli scaffali, conquistati con tanto sforzo, è una preoccupazione reale per gli operatori del settore.
Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha ribadito che l’Italia uscirà penalizzata dall’introduzione dei dazi, in particolare per i prodotti di fascia media come vino, olio d’oliva e pasta. Ha sottolineato l’importanza di una risposta unitaria da parte dell’Unione Europea per sostenere i settori più colpiti.
Anche Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani, ha chiesto un’azione diplomatica rapida e decisiva da parte dell’Europa, avvertendo dei rischi di una guerra commerciale in cui nessuno vincerebbe. La necessità di un’azione coesa e di un approccio non di sudditanza è fondamentale per affrontare la situazione attuale.
D’altra parte, alcuni operatori, come Edoardo Freddi di Edoardo Freddi International, hanno espresso pareri più ottimisti, suggerendo che la situazione non è così drammatica e che il mercato americano rimane solido. Secondo Freddi, i nuovi dazi non rappresentano un ostacolo insormontabile, e il cambio favorevole potrebbe contribuire a mitigare gli effetti negativi sui prezzi per i consumatori americani.
Tuttavia, il clima generale rimane teso, con i produttori italiani che si preparano a un futuro incerto. Le preoccupazioni non riguardano solo il settore vinicolo, ma anche l’intero comparto agroalimentare, che potrebbe subire un impatto significativo a causa della complessità della situazione geopolitica attuale. La necessità di diversificare i mercati e di investire in strategie di lungo periodo è più urgente che mai per salvaguardare l’eccellenza del Made in Italy.
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