La sfida di produrre vini Piwi in Italia: la storia di un produttore tenace

Mi chiamo Pierguido Ceste e sono un produttore di vini Piwi nel cuore del Piemonte, precisamente a Govone, a pochi chilometri da Alba, una delle capitali mondiali del vino. La mia azienda si estende su 36 ettari di vigneti, di cui il 10% è dedicato a vitigni resistenti. Questo viaggio verso la produzione di vini Piwi è stato, e continua ad essere, una vera odissea, segnata da sfide e scoperte.

Fin da giovane, ho imparato dai miei genitori che un buon vino è il risultato di una buona agricoltura. La terra è sempre stata al centro della nostra filosofia e abbiamo sempre cercato di rispettarla. Ho trascorso anni a seguire la tradizione vinicola locale, frequentando corsi di coltivazione biologica, approfondendo le teorie della biodinamica e diplomandomi sommelier. Tuttavia, nonostante l’impegno, sentivo che mancava qualcosa.

L’incontro con i vini Piwi

Nel 2008, ho iniziato a sperimentare la viticoltura biologica su due vigneti, ma le avversità climatiche hanno compromesso il raccolto. La stagione difficile del 2024 è stata un chiaro esempio delle sfide che affrontiamo in questo settore. La mia visione è quella di una viticoltura razionale, che mi permetta di portare in cantina uva sana e pulita, da trasformare in vino con interventi minimi.

Intorno al 2010, le mie ricerche sui vitigni resistenti (Piwi) hanno preso forma. Ho avuto l’opportunità di incontrare il professor Jürgen Volker dell’istituto di viticoltura di Friburgo, che mi ha aperto le porte a un nuovo mondo. I vitigni Piwi promettevano una viticoltura pulita, a bassissimo impatto ambientale, riducendo al minimo l’uso di chimica e macchinari, e liberandomi dalle preoccupazioni legate al maltempo. Questo approccio rappresentava una vera e propria rivoluzione, un ritorno alle origini della viticoltura, quella che era andata perduta dalla metà del ‘800.

Gli ostacoli italiani

Incoraggiato da mio padre Franco, ho iniziato a portare le prime viti resistenti in Piemonte, ma il mio percorso è stato costellato di ostacoli. Ho dovuto affrontare diverse difficoltà, tra cui:

  1. Opposizione da parte di sindacati agricoli: Presentando il mio progetto, ho scoperto che mi remavano contro.
  2. Frustrazione burocratica: Le mie iniziative sono state bloccate in Regione, con risposte vaghe e poco convincenti da parte dei funzionari.
  3. Ritardi nell’autorizzazione: Solo nel 2012, grazie all’intervento del dottor Gualtiero Freiburger, ho ottenuto l’autorizzazione per un impianto sperimentale, il primo in Piemonte.

È stata una vittoria importante, ma il cammino era ancora lungo.

Gli anni della sperimentazione

Ricordo ancora le battaglie con tecnici, politici e burocrati. Gli anni seguenti sono stati dedicati a sperimentazioni, microvinificazioni e prove in campo. Ho vissuto momenti di grande soddisfazione e anche di delusioni, con costi e perdite da affrontare. Ho deciso di aderire a Piwi International e nel 2018 l’allora presidente Josef Engelhart mi ha nominato per formare il gruppo Piwi Piemonte, un passo fondamentale per la diffusione della cultura dei vitigni resistenti in Italia.

Nel 2023 ho avuto l’onore di essere tra i cinque fondatori di Piwi Italia e, con grande ritardo rispetto ad altre regioni, abbiamo finalmente registrato quattro varietà resistenti in Piemonte. Con il pensionamento di molti funzionari della Regione e il cambiamento di atteggiamento da parte dei sindacati agricoli, il clima è finalmente favorevole.

Nonostante ciò, molti membri del Consorzio dei vini di Alba mostrano ancora delle riserve nei confronti dei vitigni resistenti. Tuttavia, sono fiducioso che anche nomi di prestigio nel settore inizieranno a piantare vitigni Piwi; è solo questione di tempo.

A Vinitaly la presentazione dei vini Piwi

Il Vinitaly 2025 rappresenta per me e per il mio team, incluso mio figlio Nicolò, un momento cruciale. Sarà l’occasione per presentare ufficialmente i miei vini Piwi. Fino ad oggi, ho partecipato a fiere in spazi condivisi, ma da qualche anno ho scelto di investire in uno stand autonomo, un passo importante per affermare la mia identità nel mercato.

La creazione delle etichette è stata un’altra sfida. Nessun ente o consulente mi ha fornito indicazioni chiare su cosa includere. In Piemonte, esiste un vuoto normativo: non è possibile utilizzare i vitigni Piwi per Doc o Docg. Nelle altre regioni, i produttori possono indicare vitigno e annata, ma qui mi sono limitato a scrivere “Piwi” sulle etichette, seguendo le norme dei vini da tavola. Collaboro attivamente con la scuola enologica di Alba, le enoteche regionali e associazioni di viticoltori per formare la nuova generazione di enologi e sommelier, trasmettendo l’importanza di non arrendersi mai. Chi infrange le regole, in effetti, ha il potere di cambiare il mondo.

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