L’industria vitivinicola italiana si trova nuovamente al centro di una polemica con le politiche della Commissione Europea. La revisione del Beating Cancer Plan (Beca), lanciato nel 2021, ha suscitato preoccupazioni tra i produttori di alcolici, in particolare riguardo all’introduzione di nuove accise e avvertimenti sanitari. La reazione dell’Italia è stata immediata: un coro di associazioni di categoria ha dichiarato guerra all’operato di Bruxelles, definendo la situazione attuale come una vera e propria “eurofollia”.
Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma la posizione italiana sembra essere chiara: un fronte comune per proteggere un settore già in difficoltà a causa di una domanda in calo e di una congiuntura economica sfavorevole. La preoccupazione principale è che l’Unione Europea, in un momento di crisi, possa decidere di alzare le accise sul vino, che attualmente sono pari a zero euro.
Le accise sul vino rappresentano un tema critico per l’industria vitivinicola italiana, che ha un valore di mercato di quasi 14 miliardi di euro. Secondo Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del CEEV (l’ente che rappresenta gli industriali europei del vino), la revisione del sistema delle accise è la questione più urgente. La Direzione Generale della Salute dell’Unione Europea intende aprire un dibattito su questo punto, ma c’è il timore che il Beca venga utilizzato come pretesto per introdurre misure dannose per il settore.
Sánchez Recarte ha sottolineato che, sebbene il documento di lavoro della Dg Salute dovrebbe esaminare i risultati ottenuti dal Beca, le misure inizialmente annunciate per combattere l’abuso di alcol sono rimaste in gran parte inattuate. Ci si chiede, quindi, quale sia l’effettivo intento della Commissione.
Il documento di lavoro presentato da Bruxelles ha suscitato numerose perplessità. Tra le critiche, c’è l’osservazione che la raccolta delle evidenze si basa su un campione di stakeholder molto specifico, composto principalmente da associazioni contro il cancro, enti non profit e esperti in salute pubblica. Questo approccio è considerato sbilanciato e non rappresenta l’interesse dell’intero settore.
Inoltre, si segnala un’incoerenza nel linguaggio usato dalla Commissione. Se da un lato si afferma che il Beca mira a ridurre i danni alcol-correlati, dall’altro sembra voler confondere il consumo di alcol con il suo abuso. Questa confusione potrebbe portare a misure punitive a carico di un settore già in difficoltà, come il vitivinicolo.
Le semplificazioni proposte nel documento di lavoro della Dg Salute sono state definite “inaccettabili” dai rappresentanti del settore. L’introduzione del concetto di “nuovo vino industrializzato” minaccia di mettere in discussione l’attuale aliquota minima di accisa sui vini, pari a zero euro. Questo cambiamento potrebbe rappresentare un colpo durissimo per i produttori, già alle prese con un contesto di mercato difficile.
Le associazioni italiane, unite contro le politiche europee, stanno mobilitando le proprie forze. Coldiretti, ad esempio, ha annunciato la sua intenzione di scendere in piazza per difendere i 240.000 viticoltori italiani. Il presidente Ettore Prandini ha sottolineato che misure come etichette allarmistiche e nuove tasse non sono solo ingiustificate, ma rappresentano un attacco diretto a un settore strategico per il Made in Italy.
In Parlamento, i rappresentanti italiani stanno cercando di garantire che le misure proposte non penalizzino un prodotto simbolo come il vino. Carlo Fidanza, vice presidente dell’Intergruppo vino al Parlamento europeo, ha assicurato che non saranno accettate misure punitive. Le rassicurazioni arrivano anche da Stefano Cavedagna, che ha evidenziato l’impegno a bloccare tali misure basate su approcci ideologici piuttosto che scientifici.
L’industria vitivinicola deve essere pronta a combattere una guerra che si preannuncia lunga e complessa. Con Bruxelles che continua a fissare la propria attenzione sul settore alcolico, sarà fondamentale che i produttori continuino a fornire dati e feedback basati su evidenze scientifiche, per garantire che le future politiche siano giuste ed equilibrate. La battaglia contro l’eurofollia è solo all’inizio e richiederà un impegno costante e collettivo.
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