Il marchio “Made in Italy” è da decenni un simbolo di qualità, tradizione e autenticità, non solo nei settori della moda e del design, ma anche nel comparto vitivinicolo. Quando si parla di vino, la dicitura “Made in Italy” rappresenta un valore identitario profondo, riflettendo la cultura, il territorio, le tecniche produttive e lo stile di vita di una nazione. Ma cosa implica esattamente l’uso di questa espressione su una bottiglia di vino? E quali sono le regole legali che ne governano l’impiego?
Per comprendere quali vini possano legittimamente fregiarsi del marchio “Made in Italy”, è fondamentale esaminare la normativa in vigore. La regolamentazione europea, in particolare il Codice Doganale dell’Unione Europea (Reg. UE 952/2013), stabilisce che un prodotto può definirsi “fabbricato in un determinato Paese” solo se l’ultima trasformazione sostanziale è avvenuta in quel Paese. Nel caso del vino, questo significa che:
I vini DOP e IGP italiani sono intrinsecamente Made in Italy e spesso presentano ulteriori marchi di qualità, come “Denominazione di Origine Controllata e Garantita” (DOCG) o il bollino di qualità dell’Unione Europea, che ne rafforzano la riconoscibilità e la reputazione.
L’uso improprio del marchio “Made in Italy” è severamente punito dal nostro ordinamento giuridico. Secondo l’articolo 517 del Codice Penale, la vendita di prodotti industriali con segni mendaci è sanzionata penalmente. Inoltre, il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) vieta pratiche commerciali ingannevoli che possano far credere ai consumatori che un prodotto provenga da una origine diversa da quella reale.
A livello doganale, la Legge n. 350/2003, articolo 4, comma 49, stabilisce che un prodotto può riportare il “Made in Italy” solo se è stato interamente realizzato nel territorio nazionale o, nel caso di prodotti trasformati, se l’ultima fase sostanziale del processo produttivo è avvenuta in Italia. Nel settore vitivinicolo, ciò implica che l’uso di uve estere vinificate in Italia deve risultare chiaramente indicato in etichetta, per evitare frodi commerciali o etichettature ingannevoli.
Il marchio “Made in Italy” non è solo un valore simbolico, ma rappresenta un elemento strategico per l’export vinicolo italiano. Secondo dati forniti da ISTAT e ICE, il nostro vino è particolarmente apprezzato in mercati chiave come Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Cina. Tuttavia, i vini etichettati come italiani ma che non rispettano i criteri del Made in Italy danneggiano la credibilità del brand-Paese e l’intera filiera vitivinicola nazionale.
Per affrontare queste sfide, la tracciabilità digitale sta emergendo come uno strumento fondamentale. Tecnologie come:
stanno diventando sempre più comuni nel settore, permettendo ai produttori di garantire la trasparenza verso i consumatori e di combattere il fenomeno dell’“Italian sounding”.
Per le cantine italiane, valorizzare il “Made in Italy” non significa soltanto rispettare un vincolo legale, ma anche trasformarlo in un asset di comunicazione. Raccontare il legame con il territorio, l’autenticità del processo produttivo e l’artigianalità della vinificazione diventa cruciale per differenziarsi in un mercato sempre più competitivo.
In un contesto in cui i consumatori sono sempre più informati e attenti alla qualità e alla provenienza dei prodotti, il “Made in Italy” nel settore vitivinicolo si configura come un’opportunità di marketing, educazione e valorizzazione delle tradizioni locali. L’importanza di questo marchio va oltre la semplice etichettatura; rappresenta una vera e propria narrazione che unisce storie, persone e territori in un calice di vino.
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