Il settore vitivinicolo in crisi: l’allerta del Comitato europeo senza il mercato Usa

L’industria vitivinicola europea si trova in una fase critica, con le tensioni commerciali tra Europa e Stati Uniti che mettono a rischio un mercato fondamentale per le esportazioni di vino. Secondo Ignacio Sánchez, segretario generale del Comitato europeo delle aziende vitivinicole (Ceev), senza il mercato statunitense, il settore vinicolo del Vecchio Continente non avrebbe futuro. La preoccupazione è crescente, soprattutto in vista dei potenziali dazi che l’amministrazione Trump potrebbe introdurre, colpendo un comparto già sotto pressione.

Il contesto delle tensioni commerciali

Il contesto attuale è caratterizzato da un gioco al ribasso tra Bruxelles e Washington. L’Unione Europea ha scelto di rinviare l’implementazione dei contro-dazi sui prodotti americani, come il whisky, per evitare un’escalation della guerra commerciale. Tuttavia, questa strategia di attesa pone l’UE in una posizione di vulnerabilità, lasciando la decisione nelle mani di Trump, il quale potrebbe attuare tariffe elevate, fino al 200% sul vino europeo. Durante il Vinitaly Preview, evento dedicato al settore, si è discusso dell’importanza di mantenere aperti i canali di dialogo per prevenire conseguenze disastrose.

L’importanza del mercato statunitense

La questione è cruciale per le aziende vinicole europee, che dipendono in gran parte dal mercato statunitense, il quale rappresenta il 27% delle esportazioni totali. La perdita di questo mercato sarebbe catastrofica e con poche alternative reali per collocare un volume così consistente di vino. Sánchez ha affermato: “Se chiudiamo il mercato degli Stati Uniti, il nostro settore è finito”, evidenziando la necessità di un intervento politico deciso da parte delle istituzioni europee.

Rischi e prospettive future

Nonostante alcuni tentativi di minimizzare la situazione, come quelli di Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice, che ha riportato dati positivi sull’export di vino, il rischio di una guerra commerciale continua a pesare sul settore. Sebbene Zoppas abbia evidenziato una crescita del 9% delle esportazioni verso gli Stati Uniti nel 2024, un eventuale aumento dei dazi potrebbe annullare questi progressi. L’Agenzia Ice ha anche segnalato che l’export agroalimentare italiano ha raggiunto quasi 70 miliardi di euro, con l’obiettivo di arrivare a 100 miliardi, ma tutto ciò potrebbe essere vanificato senza un accordo con gli Stati Uniti.

A complicare ulteriormente la situazione, Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, ha avvertito di un calo dei consumi di vino sia negli Stati Uniti che in Europa, con un decremento rispettivamente del 7% e del 4,5% nel terzo trimestre del 2023. Frescobaldi ha sottolineato che “non possiamo semplicemente fermare la produzione”, evidenziando il rischio di un surplus di vino invenduto.

La questione dei dazi

La questione dei dazi rappresenta una vera e propria spada di Damocle per i produttori europei. Un dazio del 200% sarebbe inaccettabile, ma anche un incremento del 25% potrebbe risultare devastante, causando una perdita di un miliardo di euro su otto miliardi di esportazioni. Frescobaldi ha ribadito l’urgenza di unirsi come settore per combattere questa minaccia, chiedendo alla Commissione Europea di eliminare i dazi imposti sui prodotti americani. Con l’Europa che esporta negli Stati Uniti per otto miliardi mentre gli Stati Uniti esportano in Europa per 1,3 miliardi, l’approccio attuale potrebbe portare a una situazione di stallo.

Il rinvio dei contro-dazi da parte dell’Unione Europea, previsto per metà aprile, è visto come un atto strategico e un’ammissione di una scelta affrettata. La prossima mossa spetta ora all’amministrazione Trump, che potrebbe decidere di alzare ulteriormente la posta in gioco nel commercio internazionale. In un contesto già complesso, il settore vitivinicolo europeo attende con ansia sviluppi che potrebbero determinare il suo futuro.

La situazione attuale richiede un’azione concertata e una forte volontà politica per evitare che il vino europeo, simbolo di cultura e tradizione, venga sacrificato in nome di una guerra commerciale che danneggerebbe entrambe le parti coinvolte. Con l’industria vitivinicola sotto pressione e i consumi in calo, il tempo per una soluzione è sempre più limitato.

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