Che sia dopo una dura di giornata di lavoro, un periodo di vacanza o un momento serale per staccare la testa dai pensieri, non c’è niente di meglio di un bel bicchiere di vino per rilassarsi. Gustato da soli o in compagnia, ma senza la necessità di avere qualcosa da mangiare insieme. Soltanto il semplice gusto su palato e papille gustative di un passito dolce, un rosso lavorato per tanto tempo o di uno liquoroso e ben invecchiato. Sono tra le caratteristiche dei cosiddetti vini da meditazione, ideali per svago e relax.
Il termine “vino da meditazione” è stato coniato dal cuoco, gastronomo e scrittore Luigi Veronelli, scomparso nel 2004. Si intende una particolare categoria di vini, dolci e corposi, che non richiedono necessariamente un abbinamento a specifiche pietanze, ma possono essere degustati da soli. Spesso sono bevuti a fine pasto, in molti casi sono vini lungamente invecchiati, sorseggiati e assaporati con calma.
I vini da meditazione sono caratterizzati da sapori e profumi molto intensi. Nella maggior parte dei casi, il gusto dolce dipende dall’appassimento forzato al quale sono sottoposti. Per questo quasi sempre si ha anche fare con i passiti: il grappolo viene lasciato per un determinato periodo di tempo all’interno di una cassetta di legno con umidità al 60 per cento e temperatura sui 30 gradi, dove viene poi a formarsi una muffa che trasforma gli zuccheri nell’acino e asciuga l’acqua. La maggiore gradazione alcolica deriva da questo tipo di procedimenti.
Come dice il nome stesso, per gustare uno di questi vini è opportuno fermarsi e dedicare al senso dell’olfatto e del gusto tutta l’attenzione possibile. La premessa è che al momento della degustazione ci sia quiete e contemplazione. Le pause di raccoglimento non sono un semplice consiglio: le papille gustative assaporano meglio il gusto del vino bevuto senza lo stress. Il momento ideale per odorare gli aromi e godere dei sapori è dunque la sera, dopo cena, in un ambiente rilassato e confortevole. Se non si vuole comunque rinunciare al piacere della tavola, c’è la possibilità di servirli nei calici con un dolce, con dei tocchetti di formaggi alle erbe e in alcuni casi anche del fois gras.
Principi di questo elenco sono certamente i passiti. L’Aleatico dell’Elba per esempio, di colore rosso rubino e fruttato, morbido e caldo al palato. Il Dindarello è un vino veneto che invece può essere degustato con qualche pasticcino grazie al suo sapore floreale e le note al miele. Il Tre Filer che nasce sul lago di Garda: in bocca ricorda il sapore della frutta fresca. Un altro è il passito di Pantelleria, prodotto dalle uve Zibibbo, dal colore tendente all’ambra e con note di albicocca, frutta candita e fico secco.
Il Vin Santo del Chianti, da uve Malvasia, ha un lento affinamento in legno per almeno cinque anni. Il colore che ne esce è giallo dorato, con una corposità al palato che richiama le caratteristiche della frutta secca. Il vino cotto, tipicamente marchigiano e abruzzese, ha un colore ambrato con sfumature di nocciola, dal profumo fruttato e dal sapore in equilibrio tra acidità e dolcezza. Anche questi due possono essere bevuti accompagnati dal ciambellone – tipico dolce marchigiano – o dai biscotti nel primo caso, che compongono il classico intramontabile “cantucci e Vin Santo”.
Tra le opzioni sono degni di nota anche il moscato liquoroso di Pantelleria, con ottima struttura e una dolcezza simile al miele, ma anche un Torcolato acido e zuccherato, con retrogusto alla vaniglia e al miele. Anche un Barolo può essere una scelta eccellente: la sua fase di invecchiamento e il riposo in cantina ne favoriscono un gusto intenso.
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