I vini italiani a rischio: Chianti, Amarone e Prosecco sotto la minaccia dei dazi USA

L’industria vinicola italiana si trova attualmente in una situazione delicata, minacciata dai dazi statunitensi che potrebbero compromettere alcuni dei suoi prodotti più emblematici. Durante la decima conferenza economica organizzata dalla Cia-Agricoltori Italiani a Roma, si è discusso dei vini più a rischio, tra cui Amarone, Chianti, Barbera, Friulano e Prosecco. Questi vini, simboli della tradizione enologica italiana, sono in prima linea in una potenziale guerra commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, con possibili effetti devastanti a partire da aprile.

I vini italiani più vulnerabili

Secondo le analisi della Cia, che ha utilizzato dati di Nomisma, i seguenti vini risultano particolarmente esposti:

  1. Vini bianchi DOP del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia: il 48% della loro produzione è destinato al mercato statunitense, con un valore di export di 138 milioni di euro.
  2. Rossi toscani DOP: il 40% delle esportazioni va negli Stati Uniti, per un valore di 290 milioni di euro.
  3. Prosecco DOP: rappresenta il 27% delle sue vendite negli Stati Uniti, corrispondenti a 491 milioni di euro.

Questi dati evidenziano come eventuali dazi potrebbero alterare l’equilibrio del mercato, favorendo vini concorrenti come il Malbec argentino, lo Shiraz australiano e il Merlot cileno.

L’impatto sui prodotti agroalimentari

Non solo i vini sono a rischio. Altri prodotti tipici come il Pecorino Romano e il sidro di mele made in Italy si trovano anch’essi in pericolo. Cristiano Fini, presidente della Cia, ha sottolineato l’importanza di un’azione diplomatica per proteggere i successi dell’industria agroalimentare italiana. L’export di vino italiano verso gli Stati Uniti nel 2024 è stimato a 1,9 miliardi di euro, rendendo gli Stati Uniti il primo mercato per valore.

In particolare, il sidro di mele ha un valore di 109 milioni di euro, con il 72% del fatturato derivante dal mercato statunitense. Anche il Pecorino Romano DOP, con il 57% delle vendite destinate agli Stati Uniti, rappresenta un caso critico, con un valore di quasi 151 milioni di euro.

Le regioni più vulnerabili

Le regioni italiane più vulnerabili a questa potenziale guerra commerciale includono:

  • Sardegna: produce oltre il 90% del Pecorino Romano DOP, con vendite che dipendono per il 49% dal mercato statunitense.
  • Toscana: ha un’export agroalimentare particolarmente esposta, con il 28% delle vendite verso gli Stati Uniti.

Inoltre, anche il Lazio, l’Abruzzo e la Campania hanno percentuali significative di export verso gli Stati Uniti, rendendo questa crisi potenzialmente devastante per l’intero settore agroalimentare italiano. La Cia ha chiesto un’azione immediata per proteggere questi prodotti e garantire che la tradizione vinicola e gastronomica italiana continui a prosperare oltre oceano.

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