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Giovani e vino: la verità sui consumi e il cambiamento tra gli over 44

Negli ultimi anni, si è diffusa l’idea che i giovani stiano abbandonando il vino a favore di altre bevande alcoliche. Frasi come «Il vino non è più attrattivo per Millennials e GenZ» o «Solo i Boomer comprano vini costosi» hanno contribuito a creare un’immagine distorta della realtà. Tuttavia, i dati freschi forniti dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly in occasione del 57esimo Salone del Vino di Verona smentiscono queste affermazioni, offrendo un quadro completamente diverso.

I giovani e il vino: una spesa in crescita

Contrariamente a quanto si pensi, gli under 44, sia in Italia che negli Stati Uniti, stanno spendendo sempre di più per vini di alta qualità. Questo dato sorprendente ribalta l’idea che le nuove generazioni siano disinteressate al vino. Infatti, lo studio condotto dall’Iwsr ha dimostrato che i consumatori più giovani rappresentano una quota significativa del mercato e contribuiscono in modo sostanziale alla sua crescita. Al contrario, i Baby Boomer e la Generazione X mostrano segnali di declino nei consumi.

  1. 56% dei giovani italiani considera il vino come un “fashion statement”.
  2. 45% dei Millennials associa il vino a un’immagine di prestigio.
  3. Solo il 9% degli over 44 ha aumentato il proprio consumo di vino negli Stati Uniti.

Questa percezione del vino come status symbol rappresenta un cambiamento culturale significativo nella fruizione delle bevande alcoliche.

La preferenza per vini di alta gamma

I dati rivelano che i giovani tendono a preferire vini di alta gamma, anche se in Italia questa categoria rappresenta solo il 10% del mercato. Negli Stati Uniti, la situazione è ancora più marcata: circa il 31% del valore totale degli acquisti di vino proviene da prodotti ultra premium, e la maggior parte di questi acquisti è effettuata da consumatori under 44.

È fondamentale notare che, mentre i giovani si orientano verso vini di qualità superiore, i consumatori più maturi stanno riducendo i loro consumi. In Italia, oltre il 27% della popolazione ha ridotto il proprio consumo di vino, mentre gli under 44 rappresentano una delle poche fasce che ha aumentato i propri acquisti.

La sfida della fidelizzazione al marchio

Un altro punto interessante riguarda la fidelizzazione al marchio. A differenza delle generazioni precedenti, i giovani mostrano una minore fedeltà ai brand. Sia in Italia che negli Stati Uniti, i consumatori under 44 si dichiarano meno legati a marchi specifici rispetto alle fasce d’età più elevate. Questa “liquidità” rappresenta una sfida per i produttori di vino, che dovranno adattarsi a un pubblico più curioso e meno fidelizzato.

Inoltre, si sta affermando un fenomeno interessante: i cosiddetti “sober curious”, ovvero quei giovani che scelgono di praticare periodi di astinenza dal consumo di alcol. Negli Stati Uniti, il 60% della GenZ è disposto a provare un periodo di astinenza, mentre in Italia il dato scende al 46%.

La chiave di tutto questo è che i giovani non stanno abbandonando il vino; piuttosto, stanno ridefinendo il modo in cui lo consumano e lo percepiscono. Non si tratta più solo di bere vino per il gusto, ma anche di come questo possa influenzare la propria immagine sociale e il proprio stile di vita.

In definitiva, la narrativa che vede i giovani come i responsabili del calo dei consumi di vino è completamente errata. È tempo di abbandonare i pregiudizi e riconoscere il ruolo attivo che le nuove generazioni stanno giocando nel mercato del vino, contribuendo a mantenere viva una tradizione che, lungi dall’essere in declino, sta semplicemente evolvendo. Con il giusto approccio, il vino può continuare a essere una bevanda apprezzata e celebrata anche dalle generazioni future.

Redazione Vinamundi

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