Storie

Come stupire parlando di vino? Ecco la storia dell’acquerello

Siete amanti del vino convinti di conoscere ogni storia legata al nettare più amato dal dio Bacco?

Forse oggi riusciremo a dimostrarvi che esiste ancora qualcosa da scoprire, stupendovi con la storia di un vino di cui non si sente parlare molto spesso.

Ci stiamo riferendo all’acquerello, o vinello, o mezzo vino. Tre modi diversi per indicare un prodotto davvero particolare.

Cos’è l’acquerello?

Di bassa gradazione alcolica, scialbo, dal colore tenue. L’acquerello è un vino ottenuto dall’infusione per breve tempo in acqua di vinacce fermentate o dalla fermentazione di vinacce vergini addizionate di acqua.

Come anticipato, può essere chiamato anche vinello, mezzo vino o pure secondo vino e la sua produzione risale già ai tempi dei Romani.

A berlo erano i poveri, quelli che non potevano permettersi i vini più pregiati, ottenuti dalla prima e dalla seconda spremitura.

Immagine | Pexels @TiagoAlvesAraujo – Vinamundi.it

L’acquerello era, infatti, il frutto della terza spremitura. Quella che imponeva di aggiungere acqua a ciò che era rimasto: la poltiglia delle vinacce.

È così che anche chi non aveva nulla poteva godere di qualche goccia di vino, considerata una bevanda praticamente sacra ai tempi dei Romani.

Un nettare che non doveva mai mancare a tavola. Ovunque ci si trovasse.

Poco alcol, tanta storia

Negli ultimi anni l’Unione Europea ha provato a trovare diverse soluzioni per abbassare o togliere del tutto il livello alcolico del vino.

Una di queste ha visto la proposta di aggiungere acqua, suscitando immediatamente la reazione indignata di chi non può neanche soltanto concepire una tale pratica.

Eppure, come avrete ormai ben capito, quella avuta dall’Unione Europea non è affatto un’idea rivoluzionaria, né tanto meno moderna.

È esattamente ciò che si faceva già ai tempi dei Romani per produrre l’acquerello. E così successivamente.

La storia dell’acquerello è, infatti, sopravvissuta anche alle invasioni barbariche che hanno colpito l’Italia nel medioevo e alle guerre successive, grazie soprattutto all’opera di alcuni monaci.

Sono stati loro a proteggere l’arte della coltivazione del vino, simbolo liturgico del sangue di Gesù Cristo. Acquerello compreso.

Una pratica portata avanti, poi, in tempi più recenti anche dai mezzadri.

Soliti a produrre vino per il proprio padrone, separavano il mosto dalle bucce e utilizzavano ciò che restava dopo la prima spremitura per poter produrre un vinello a bassa gradazione alcolica, da poter bere loro stessi.

Una bevanda acida, ma comunque apprezzabile e che poteva essere consumata al termine della faticosa giornata lavorativa.

Un vero e proprio vino acquerello. Tramandato fino ai giorni nostri.

Conoscevate questa storia?

Marco Garghentino

Brianzolo dal 1996, ho sempre pensato che la comunicazione sia la principale arte che l’uomo ha sviluppato nei secoli. Amo lo sport, conoscere il Mondo ed essere informato. Ogni vita ha una storia e spesso vale la pena raccontarla.

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