Mentre parte della redazione si dedica al vivace ambiente di Casa Sanremo, noi, a Roma, abbiamo deciso di esplorare un altro aspetto della creatività di Brunori Sas, ovvero i vini prodotti dall’azienda Le Quattro Volte, di cui l’artista calabrese è socio. Con il suo debutto al Festival di Sanremo con la canzone “L’albero delle noci”, Brunori ha catturato l’attenzione del pubblico grazie alla sua lirica profonda e originale, che affronta con sensibilità le gioie e le paure legate alla genitorialità. Ma dietro il sipario della musica, Brunori ha un’altra passione: il vino.
Abbiamo assaggiato tre etichette di questa cantina calabrese, accompagnando il tutto con un sottofondo musicale di Brunori stesso, in particolare con la canzone “Le quattro volte”, pubblicata nel 2014. Questa scelta non è casuale, poiché il brano racconta le radici e le tradizioni della Calabria, un tema che si riflette anche nei vini che abbiamo deciso di testare.
Il primo vino che abbiamo assaggiato è il Colbotto Vino Rosato Frizzante 2022, un rifermentato a base di uve magliocco. All’olfatto, si presenta con note di mandorle, fragoline e pepe bianco, arricchito da un accenno floreale. La freschezza del sorso colpisce, ma il finale ci ha lasciati un po’ delusi. La carbonica briosa e il bouquet di fiori e agrumi non riescono a mascherare un retrogusto amarognolo che chiude il sorso in modo un po’ brusco. Pur essendo un buon vino da aperitivo, manca di quell’equilibrio e di quella persistenza che ci aspettavamo.
Il secondo assaggio è stato quello del Vivavì 2022, un vino bianco macerato sulle bucce, a base di uve mantonico. Qui, la scelta di lasciare le bucce in contatto con il mosto per un mese si fa sentire, regalando al vino un colore aranciato e una complessità aromatica interessante. Dopo aver lasciato respirare il vino nel bicchiere, emergono note di frutta come albicocca e nespola, accompagnate da erbe aromatiche come alloro e timo. Tuttavia, la struttura del vino risulta pesante e l’acidità non è perfettamente integrata, rendendo il sorso un po’ faticoso e meno armonico di quanto sperato.
Infine, ci siamo avventurati nell’assaggio del Pimi 2020, il rosso più importante della cantina. Composto esclusivamente da uve Guarnaccino, coltivate a circa 350 metri sul livello del mare, ci si aspettava molto da questa bottiglia. L’incontro iniziale è caratterizzato da una nota volatile, seguita da sentori di terra bagnata, cola e un accenno di cacao fondente. Tuttavia, il tannino si presenta verde e rustico, compromettendo l’equilibrio del finale. Anche se ci sono elementi singolari e interessanti, il Pimi non riesce a soddisfare pienamente le aspettative che ci si era creati.
L’azienda Le Quattro Volte, situata tra il Parco Nazionale della Sila e quello del Pollino, è il frutto di un progetto condiviso tra Brunori e altri soci, tra cui Daniela De Marco, Giampiero Ventura ed Emilio Di Cianni. Questo angolo di Calabria produce grano, olio, fichi e vino, con un forte focus sui vitigni autoctoni come il magliocco canino, il mantonico e il greco bianco. La filosofia della cantina si basa su metodi di coltivazione naturali, senza l’uso di pesticidi e prodotti chimici, per rispettare l’ambiente e valorizzare la tipicità del territorio.
In una recente intervista nel podcast “Tintoria”, Brunori ha raccontato con humor come la sua avventura nel mondo del vino sia stata in parte dettata dalla voglia di rispettare le norme del Club dei Cantautori italiani, che prevede una certa affiliazione al mondo del vino naturale. Tuttavia, il suo legame con la Calabria è autentico e profondo, e questo amore per la sua terra si riflette in ogni bottiglia prodotta.
Mentre ci immergiamo nella musica di Brunori, ci rendiamo conto che la sua arte va oltre la musica: è un racconto della sua vita e delle sue radici. Nonostante i vini di Le Quattro Volte non ci abbiano completamente convinti in questa occasione, nutriamo la speranza che, con il tempo e l’esperienza, possano raggiungere quella maturità e quel livello di eccellenza che l’artista esprime così bene nelle sue canzoni. La Calabria sta vivendo un momento florido nel panorama vinicolo italiano e siamo certi che il talento di Brunori potrà contribuire a questa crescita, portando alla luce nuove etichette che possano rappresentare al meglio la sua terra natale.
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