Il dibattito sulle capsule sulle bottiglie del vino è acceso: l’UE, nel regolamento numero 2023/1606 dello scorso agosto, permette alle cantine di decidere se utilizzarle o meno, ma molti preferiscono farlo per proteggere il vino da batteri e muffe.
Ad esempio il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne ha specificato che le bottiglie delle bollicine francesi devono continuare ad avere la capsula, scelta analoga è stata fatta anche dal Prosecco Doc che, proprio in questi giorni, sta discutendo del tema.
Lo confermano Luca Giavi e Stefano Zanette, direttore e presidente del Consorzio Prosecco Doc: “Abbiamo approvato in sede di consiglio e confermato in assemblea la modifica di disciplinare che prevede l’obbligatorietà dell’uso della capsula – spiega Zanette – A questo punto, prima di procedere alla modifica, l’iter prevede che la decisione debba essere vagliata dalle Regioni coinvolte (Veneto e Friuli, ndr) e dal Ministero per l’approvazione. La mozione è passata a larghissima maggioranza, è vero che ci siamo sempre definiti un “lusso democratico”, però al Consiglio togliere la capsula sembrava una banalizzazione del prodotto, c’è infatti il desiderio di tutelare l’immagine del Prosecco. Inoltre, ci sono ragioni legate all’igiene e alla conservazione del vino, tenendo conto che fra tappo a fungo e capsula ci possano essere interferenze” .
Il dibattito sulla questione solleva opinioni divergenti a livello europeo: i Paesi che hanno iniziato a rinunciare alle capsule protettive sono generalmente quelli meno conservatori in materia di vino, come la Gran Bretagna, dove la tradizione vinicola non è così radicata come in Italia.
È interessante notare che l’usanza di coprire le bottiglie con una lamina risale al XIX secolo, quando l’obiettivo principale era proteggere il sughero da parassiti e insetti nelle cantine.
Anche il recente regolamento dell’UE, pur non rendendo obbligatoria l’uso delle capsule, permette ai produttori di astenersi dall’utilizzarle per motivi operativi come la riduzione dei costi o la sostenibilità ambientale. Tuttavia, si sottolinea che ciò è consentito solo se non comporta rischi per la qualità del vino durante l’apertura o la manipolazione della bottiglia.
Inoltre, i produttori di vino spumante possono decidere di non utilizzare le capsule sul collo della bottiglia, mantenendo così la flessibilità nella scelta della protezione del loro prodotto.
Ecco che qui la scienza gioca un ruolo fondamentale nel garantire la sanità e la perfetta conservazione del vino: il dibattito sulle capsule si intensifica proprio mentre si discute della tappatura del vino, con il sughero sempre più spesso sostituito dal tappo a vite per evitare problemi di conservazione.
La capsula di protezione diventa quindi un importante strumento nella lotta contro agenti esterni dannosi: uno studio condotto in laboratorio dal CSI, un polo europeo per la verifica e la certificazione della conformità di materiali e prodotti, su input di Crealis, ha dimostrato l’efficacia igienica della capsula. Durante le analisi, sono state confrontate bottiglie di vino con e senza capsula protettiva.
I risultati sono stati inequivocabili: la capsula ha eliminato la presenza di batteri e muffe sul collo della bottiglia, mentre in quelle senza protezione si è registrata una crescita intensa di colonie di batteri e muffe su tutta la superficie campionata.
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